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L'arcivescovo emerito Mondello festeggia 43 anni di episcopato


Sono passati ben 43 anni da quel 21 gennaio 1978, Monsignor Vittorio Luigi Mondello, che aveva allora da pochi mesi compiuto appena 40 anni, veniva ordinato vescovo nella cattedrale di Messina dal compianto Cardinale Salvatore Pappalardo. Una ricorrenza bella quella di oggi che ci porta ad elevare inni di lode e di benedizione a Gesù Buon Pastore che ha voluto scegliere e consacrare questo suo figlio per il servizio dei fedeli.

Di questi 43 anni ben 23 (1990-2013) sono stati spesi nella cura pastorale della nostra Arcidiocesi Reggina- Bovese. Come insegna il Concilio Vaticano II "Nella sua diocesi il vescovo è il primo testimone del Cristo davanti a tutti gli uomini, debitore a tutti dell'annunzio del Van­gelo; e questa cura prevale su tutte le altre, per quanto importan­ti esse siano. Tra i suoi sacerdoti, come in mezzo ai religiosi e ai laici, egli è il "perfector" perché guida ciascuno sulle vie della santi­tà, ma con l'impegno di darne lui stesso l'esempio con la sua ca­rità, la sua umiltà, la sua semplicità di vita. Egli è il Padre e l'amico dei suoi sacerdoti, pronto ad ascoltarli e a sostenerli in tutte le maniere. Egli è vicino ai suoi fedeli, attento alle loro condizioni di vita, facendosi tutto a tutti, soprattutto riguardo ai poveri e ai piccoli".

In una sola parola il Vescovo è colui a cui sta a cuore essenzialmente e principalmente il bene fisico e spirituale dei fedeli a lui affidati dal Signore. A volte può succedere che un Vescovo, preso e compreso da mille e mille cose e problemi, perde di vista la sua peculiare e specifica missione preoccupandosi più di "fare" che di "essere" vescovo, con l'ansia di lasciare una traccia del suo ministero, magari attraverso tante opere ed eventi, come convegni, incontri di studi e programmi pastorali, tralasciando il vero compito che Gesù gli ha affidato e che la Chiesa si aspettata da lui, una cosa tanto semplice quanto essenziale, che è appunto quello di essere segno dell'amore, della tenerezza e della misericordia che il Pastore Bello ha espresso nella sua vita pubblica. Credo sia questo che voglia dire Papa Francesco quando parla di "Pastori con l'odore delle pecore". Per fare questo, a volte basta poco, uno sguardo, una parola, un sorriso, un gesto. È questo che ha reso il ministero episcopale di Mons. Mondello fecondo e prezioso: la sua capacità di ascolto, di dialogo e di confronti con tutti, non ultimo con i suoi preti. Me lo ricordava proprio ieri uno dei sacerdoti più anziani e saggi della nostra Diocesi, il Can. Sebastiano Plutino: "Di Mons. Mondello mi piaceva il suo dialogare con i preti. Quando doveva affidargli una determinata parrocchia, lui cominciava sempre così: "Ho pensato che tu potresti fare bene il parroco in questa comunità N.N. Ti do' due tre giorni di tempo, non rispondermi subito rifletti, prega, invoca lo Spirito Santo e poi mi dai la risposta. Una cosa è certa io non ti impongo nulla, perché sono convinto che se tu accetti mal volentieri, solo per osservare l'obbedienza, soffriresti molto e non faresti bene il tuo servizio, e quel che mi dispiace di più, che proprio per questo ne soffrirebbe molto anche la comunità a te affidata". In questa testimonianza, che anch'io come suo segretario particolare posso confermare, poiché sentita dire e ripetere tante e tante volte al Vescovo Mondello, il suo stile paterno, uno stile sobrio, essenziale, senza complimenti e smancerie, ma soprattutto vero, secondo il consiglio evangelico da lui pienamente vissuto: "Il vostro parlare sia sì sì, no no; il di più viene dal maligno".

Grazie Padre Vittorio e ad multos annos! Non ne chiediamo in fondo moltissimi, ce ne bastano appena altri sette, per poter festeggiare insieme a Voi i vostri 90 anni di vita e 50 di episcopato. Poi non mettiamo limiti alla Provvidenza.


Mons. Giacomo D'Anna

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