Cenni Storici del Culto a San Paolo

Il libro degli Atti degli Apostoli ci parla dei viaggi di Paolo di Tarso e a un certo punto contiene un’indicazione molto importante per noi: “Circumlegentes Devenimus Rhegium” (28,13) (tr. “Costeggiando giungemmo a Reggio”), è così che sappiamo che San Paolo è stato a Reggio. Paolo approfittò della sosta (lo stavano trasportando a Roma in catene per essere ivi giudicato nella sua qualità di cittadino romano), per predicare il vangelo alla folla radunata per festeggiare la dea Diana. Gli fu consentito di parlare per la durata di un mozzicone di fiaccola posta sopra una colonna. Paolo cominciò la sua predicazione e quando il mozzicone di fiaccola cessò di bruciare, la colonna incominciò a risplendere di viva luce come un fuoco vivo, finché durò la predica all’Apostolo. Si fa risalire a questo avvenimento la fondazione apostolica della Chiesa Reggina e insieme il culto di S. Paolo che ebbe nei secoli varie chiese a lui dedicate: Dalla seconda metà del primo secolo d.C. fino ai nostri giorni, l’apostolo Paolo, in questa città che da lui fu generata alla fede, ha avuto luoghi di culto. Il primo culto, probabilmente , gli venne tributato nel luogo dove Egli compì il miracolo della colonna, presso lo stesso tempio di Diana, trasformato dai cristiani in luogo d culto. Nella relazione della chiesa reggina, avanzata nel 1543 alla Congregazione dei Riti, nella quale si chiedeva che nel nuovo calendario romano venisse inclusa la festa di S. Stefano di Nicea, primo vescovo di Reggio, consacrato da S. Paolo, si faceva appello alla Tradizione, secondo la quale, dove “nell’antichità sorgeva il Dianeo, in quel tempo si alzava il tempio di san Paolo e dove scavandosi i ruderi del famoso sacrario della dea, era venuto alla luce, e si mostrava a dito in quei giorni, una cripta a forma di grotta, chiamata catacomba di S. Paolo, entro la quale vedevasi una pittura murale antichissima rappresentante l’Apostolo che all’annuncio del Vangelo rovescia l’area della Dea”. Partecipava alla scena un gruppo di donne stupefatte, in bianche vesti, recanti in mano fasci di sarmenti, una di essa era velata e coronata la fronte di foglie di quercia:

forse secondo il costume greco, rappresentava la regina della festa. Questa tradizione si consolidò nel tempo e ogni anno, verso la fine di aprile, si commemorava a Reggio la venuta di San Paolo. Le fanciulle della città venivano cantando nel loro idioma un certo inno, venuta la notte, davanti al tempio del Santo con qui sarmenti accendevano fuochi in ricordo della fiamma che l’Apostolo aveva accesa là dove prima le antiche vergini con vampate notturne esaltavano la dea. Fino al 1545 esistevano ancora le rovine del Dianeo. Il primo tempio di san Paolo che custodiva la prodigiosa colonna, fu quindi quella cripta sotterranea costruita a volta. Nel XIII secolo, nell’anno 1222, nello stesso luogo a spesa della famiglia ducale Ruffo di Bagnara, furono costruiti il convento e la chiesa dei Frati Minori Conventuali, per cui questi venivano chiamati i “Francescani di San Paolo”. Ed il loro sigillo da tempo immemorabile portava la colonna fiammeggiante. Anche Bernardino Giunta, famoso storico, nel 1590, parla della colonna di pietra incendiata dalla predicazione di San Paolo. Ed il Tegani la ricorda prima del 1594, anno in cui i turchi devastarono e incendiarono la città, distruggendo non solo il tempio di San Paolo e i ruderi del Dianeo, ma profanarono anche la colonna spezzandola in quattro pezzi. La chiesa venne subito ricostruita e l’arcivescovo D’Afflitto risulta che la chiesa di San Paolo situata fuori le mura venne visitata nel 1594 e fu trovata ricca di censi e di paramenti; possedeva pure una bellissima icona della B.V. Maria tra i SS. Pietro e Paolo. Si nota che la chiesa era affollata di reggini in occasione della festa che si celebrava con grande solennità alla fine di aprile, inoltre si afferma che la colonna era devotamente venerata dal popolo che la baciava e, come dall’antichità si faceva, manteneva l’uso di estrarre dalla colonna polvere, che veniva benedetta e portata nelle case e per spargerla negli angoli, contro eventuali mali fisici e sprirituali. Domenico Badolato nel 1740 parla della chiesa di san Paolo come di un “magnifico tempio, fabbricato sul luogo del miracolo”. Nel 1745 l’Arcivescovo Damiano Polou, abbatttuto il vecchio edificio, “lo ricostruì ex novo come degno monumento d’arte e di fede non solo della sua pietà, ma altresì di tutto il popolo reggino verso l’Apostolo”. Il terremoto del 1783 produsse gravi lesioni alla chiesa di san Paolo, che poi venne abbattuta pre rettificare il corso. Nella cattedrale ricostruita nel 1748 la tribuna di sinistra fu dedicata all’Apostolo e sotto l’altare del santo fu trasferito e collocato il pezzo superstite della colonna del miracolo. Mons. Demetrio Moscato parlerà anche dei “nostri marinai usavano portare in duomo, perché fosse benedetta arena del mare”. Nel corso dei secoli, qui e là, dai documenti dell’Archivio delle Visite Pastorali dei vari Arcivescovi che si sono susseguiti, si attesa e registra sempre la presenza di luoghi di culto dedicati all’Apostolo delle Genti e iniziative pastorali miranti a incrementare la devozione a san Paolo. Fino al terremoto del 1908 sorgeva una chiesa nella zona del Trabocchetto denominata “chiesa PIPI”, per l’iscrizione di P.P. posto sul prospetto della chiesa stessa, per indicare che il tempio era dedicata ai santi Pietro e Paolo. Dopo il disastro di quell’anno si pensavadi edificare due chiese separate, una dedicata al Principe degli apostoli, Pietro, che sorse poi in prossimità dalle Carceri, l’altra dedicata al Fondatore della Chiesa Reggina, Paolo, da realizzare nelle vicinanze della chiesa Pipi.