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Giuseppe Stranieri Diacono, la comunità in festa per il nuovo "Don" della Chiesa


Un’altra data storica da segnare negli annali della comunità parrocchiale san Paolo alla Rotonda in Reggio Calabria: l’ordinazione diaconale di don Giuseppe Stranieri. Davvero gioia grande e commozione incontenibile per questo nuovo traguardo del nostro giovane seminarista, vissuta e condivisa da parte di tutti i presenti al sacro rito dell’Ordinazione Diaconale, tenutasi in Cattedrale sabato 4 dicembre alle ore 18 e presieduta dall’Arcivescovo Metropolita Mons. Fortunato Morrone. Don Giuseppe, così da oggi ci è dato chiamarlo, è un giovane cresciuto fin dalla sua tenerissima età nella nostra parrocchia, dove ha frequentato i gruppi del catechismo prima e dall’Azione Cattolica dopo, di quest’ultima è diventato in seguito Educatore ACR e persino Responsabile dei gruppi giovani e giovanissimi. Cresciuto “all’ombra del campanile”, sotto la guida illuminata del parroco, Mons. Giacomo D’Anna, ha saputo acquisire una preparazione spirituale e teologica che lo ha portato poi a dire il suo SI’ generoso e incondizionato alla chiamata di Dio. Ha frequentato con risultati eccellenti i corsi di formazione alla vita sacerdotale presso il nostro Seminario Arcivescovile Pio XI, dove si è distinto per maturità umana e cristiana. Dopo il suo percorso quinquennale, che lo hanno fatto passare attraverso i ministeri istituiti del Lettorato e dell’Accolitato, e dopo il rito dell’ammissione agli ordini sacri (Petitio), Giuseppe ha ricevuto adesso il Diaconato. Come sappiamo questo è il primo grado del sacramento dell’Ordine. Dell’unico sacramento, chiamato appunto Ordine Sacro, sono previsti tre gradi, il primo il diaconato, il secondo il presbiterato (sacerdozio) il terzo, per i più fortunati, l’episcopato.

La comunità parrocchiale, presente numerosissima in Cattedrale, ha partecipato con grande affetto ed emozione alla gioia di Giuseppe e della sua famiglia, per questo dono che, come sappiamo, non è tanto e solo per il neo diacono, ma per tutta la santa Chiesa di Dio. Come ricordato tantissime volte dal nostro parroco, la Chiesa non dà onori ma oneri, servizi utili non ad accrescere l’importanza e la dignità della persona che lo riceve, ma per arricchire tutta la comunità della diversità e ricchezza di doni e carismi. Se questo vale per tutti i sacramenti e i ministeri della Chiesa, tanto più per il diaconato. La parola stessa viene dal greco diaconos, e diaconia che significa servizio. Il diacono allora è il servo della comunità, il sevo di tutti, come ricordava nella bellissima omelia l’arcivescovo Morrone: “Giustamente parliamo di diaconato permanente e di diaconato transeunte. Il primo riguarda gli uomini, molto spesso sposati, che esercitano questo servizio per tutta la vita, mentre del secondo, quello appunto transeunte, riguarda i giovani che si preparano a diventare sacerdoti, considerando questo primo grado del sacramento dell’ordine, un passaggio fugace, qualcosa da vivere per un brevissimo periodo, prima di essere elevati alla grande dignità del sacerdozio. Così non è poiché tutta la chiesa è diaconale, è cioè comunità di servizio, ma in particolare per i presbiteri, infatti noi crediamo che non si può diventare mai “buon sacerdote”, se prima non si è stato “buon diacono-servo”, non per un breve lasso di tempo, ma sempre e comunque. Il sacerdote, anche quando non è più diacono, non può non essere sempre servo per amore” (n.d.r.).

Un altro momento molto bello significativo l’intera comunità lo ha vissuto domenica 5 dicembre, nelle messe del mattino, dove Giuseppe ha voluto ringraziare la sua famiglia parrocchiale, ma anche tenuto la sua prima omelia, naturalmente con non poca commozione e trepidazione. In essa ha avuto parole di ringraziamento per tutti, in primis per la SS. Trinità, per l’amore cioè del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che lo ha chiamato e guidato sempre fin dal primo istante della sua vita, poi naturalmente alla sua famiglia, papà Saro, mamma Fiorella e all’amatissimo fratello Angelo. Grazie anche ai nonni Giuseppe e Angelo, che dal cielo hanno partecipato alla santa liturgia e alle nonne Franca e Lina, che lo hanno cresciuto e allevato con ineffabile amore. Grazie alla comunità parrocchiale tutta in particolare al suo gruppo giovanissimi, che lo ha aiutato a imparare come fare il prete.

Infine ultimo e non per ultimo al suo parroco, don Giacomo e alla sua cara mamma, la signora Santina, per l’amore e l’affetto più che familiare che hanno sempre riservato alla sua persona. “Dietro un prete c’è sempre un altro prete”, così ha esordito Giuseppe nella sua toccante prima omelia, quasi per dire che se oggi egli è quello che è, se oggi può indossare quei sacri paramenti, è perché alla sue spalle c’è stata costantemente forte e incisiva la presenza del suo sacerdote e parroco, che lo ha seguito e accompagnato all’altare come un padre buono con il suo amato figlio. L’augurio a don Giuseppe che possa continuare il suo cammino con l’umiltà, la semplicità e la gioia di sempre, conformandosi ogni giorno di più a Cristo servo per amore, domani, o meglio dal 25 giugno, quando diventerà presbitero della Chiesa di Dio, a Gesù buon pastore e sommo sacerdote. L’augurio anche a tutta la comunità parrocchiale affinché possa continuare ad essere fucina di buone e sante vocazioni alla vita laicale e familiare, ma anche alla vita sacerdotale e religiosa.




- Foto Videobixio -



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