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Buoni Padri come San Giuseppe

Le parole del nostro Parroco Mons. Giacomo D'Anna al termine della giornata dedicata a San Giuseppe.


Non posso concludere questa lunga giornata, carica di tante emozioni e sentimenti, che hanno riempito e segnato il mio cuore.

Da una parte lo straziante dolore e profonda commozione nel rivolgere l'estremo saluto al fratello e amico Emilio Campolo prematuramente scomparso per via del terribile Covid che ancora falcia indisturbato le sue vittime.

Dall'altra la gioia di poter festeggiare con tutta la mia amata comunità parrocchiale la solennità di San Giuseppe, Santo molto caro alla mia devozione personale e sacerdotale, poiché rappresenta la figura dei veri papà sia quelli tali per un fatto fisico, sia quelli di carattere spirituale.

È bello ricordare che anticamente i sacerdoti, soprattutto quelli in cura d'anime (i parroci) venivano chiamati "padre" per sottolineare l'alto valore della loro paternità spirituale alla quale erano chiamati con il loro ministero.

"Padri non si nasce si diventa". La paternità è un po' come la santità. Bisogna prima desiderarla e volerla e dopo viverla ed esercitarla.

Vale per i vescovi in primis e poi per i sacerdoti.

Non è la loro consacrazione che li rende tali, ipso facto, ma la loro buona volontà, resa preziosa a costo di tanta esperienza, sacrificio e sofferenza.

Al termine di questo giorno memorabile, chiedo perdono a tutti i miei figli spirituali se non sempre sono stato un "buon papà", e se sono stato, mio malgrado, motivo di sofferenza per loro. Li invito a fare una preghierina per me, affinché come San Giuseppe possa continuare ad amare, custodire e proteggere i figli a me affidati con l'amore, la generosità e disponibilità che solo un vero papà sa dare ogni giorno, senza mai stancarsi, senza mai pretendere, senza mai tirarsi indietro, ma spendendo tutte le proprie energie e capacità per far crescere, vivere e migliorare la sua spirituale famiglia.

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