Presentato il libro di don Nino Pangallo "Il Racconto dell’Anticristo di V.S. Solovev"
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Si è svolta venerdì 17 aprile, presso l’Auditorium Mons. Francesco Gangemi del Santuario di San Paolo alla Rotonda di Reggio Calabria, la presentazione del libro Il Racconto dell’Anticristo di V.S. Solovev, opera di Don Antonino Pangallo, pubblicata da Città del Sole.
La serata si è aperta con i saluti dell’autore, che ha accolto i presenti con parole di gratitudine, introducendo un percorso rivelatosi fin da subito un momento di confronto culturale e spirituale che ha offerto al pubblico numerosi spunti di riflessione su un testo di grande densità filosofica e teologica, scritto più di un secolo fa ma ancora sorprendentemente attuale.
L’incontro, moderato da Antonio Marino, giornalista ed editor di Città del Sole, ha visto un dialogo approfondito con l’autore, arricchito dagli interventi di padre Sergej Tikhonov, Presbitero della Chiesa Ortodossa San Paolo Apostolo dei Greci, e del professor Valentino Scordino, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico A. Volta.

La lunga familiarità di Don Pangallo con Solovev
Il volume prende spunto dal celebre racconto del filosofo russo Vladimir Solovev, proponendone una rilettura attenta e attuale, capace di interrogare il lettore sui temi del bene, del male e del destino dell’umanità. Nel corso della presentazione, Don Pangallo ha illustrato le motivazioni che lo hanno portato a confrontarsi con un’opera così complessa, sottolineandone la straordinaria attualità. Il legame tra Don Antonino Pangallo e il pensiero di Solovev affonda le sue radici nel tempo degli studi presso la Pontificia Università Gregoriana. È lì che nasce una passione intellettuale e spirituale destinata a durare nel tempo, fino a diventare chiave di
lettura del presente e orizzonte teologico personale.

Il teatro come chiave di lettura
Uno dei momenti più suggestivi è stato affidato alla lettura scenica degli attori della compagnia teatrale San Paolo alla Rotonda: la figura dell’Anticristo ha preso forma davanti agli occhi del pubblico, non solo come personaggio letterario, ma come simbolo inquietante e attuale, capace di interrogare le coscienze.
Le radici storiche del racconto
A offrire le coordinate storiche è stato padre Sergej Tikhonov, che ha riportato l’attenzione alla Russia dell’Ottocento, contesto in cui Solovev elaborò il suo celebre racconto: un mondo lontano solo in apparenza, ma ancora capace di parlare al presente.
Sophia e la ricerca della pan-unità
Il professor Valentino Scordino ha accompagnato i presenti nel cuore del pensiero soloveviano, proponendo un confronto tra la visione di Solovev e quella di Don Pangallo, attualizzandone i contenuti e richiamando l’attenzione sui rischi di una possibile falsificazione del cristianesimo.
In questa prospettiva si inserisce anche la riflessione intensa sulla Sophia, centrale nel pensiero soloveviano: presenza sapienziale e principio di unità, che rimanda a una visione del reale non frammentata ma orientata a una comunione profonda tra umano e divino, e sull’idea di pan-unità, cioè la tensione verso un’unica visione del reale e della fede, in cui le divisioni si ricompongono in un orizzonte di comunione.
In questo stesso solco si colloca la lettura teologica dell’“Ecumenismo del sangue” e dell’“Ecumenismo della croce”, con il richiamo alle isole Solovki, luogo simbolo di sofferenza e testimonianza. Un’unità dei cristiani che esiste già, misteriosamente, nella condivisione della sofferenza.

Un segno di dialogo tra confessioni
Significativa anche la presenza tra il pubblico di rappresentanti di diverse confessioni religiose, segno concreto di quel dialogo e di quella tensione all’unità più volte richiamati nel corso dell’incontro.
Il confronto ha continuamente aperto squarci sull’oggi, mettendo in guardia dal rischio di una fede svuotata o falsificata. Un monito che non si è fermato alla denuncia, ma si è trasformato in un invito alla vigilanza sì, ma anche alla riscoperta della bellezza come via autentica di testimonianza: una convergenza ideale che non è semplice interpretazione accademica, ma ricerca viva di un’unità del pensiero e della fede, capace di leggere il presente alla luce di una tradizione spirituale profonda.
La chiusura scenica e simbolica
A chiudere l’incontro, un’ultima rappresentazione scenica: l’apparizione della Donna vestita di Sole alla cui sequela sono invitati a porsi tutti i cristiani ed infine la visione del ritorno di Cristo riconosciuto e seguito da cristiani ed ebrei insieme, uniti nell’attesa. Un’immagine forte, quasi a sigillare il senso profondo della serata.
Un’esperienza oltre la presentazione
Non solo una presentazione di un libro, dunque, ma un’esperienza condivisa, capace di intrecciare teatro, filosofia e spiritualità, lasciando nei presenti più di una domanda — e forse anche qualche risposta.



