Domenica delle Palme: una comunità in cammino verso la Settimana Santa
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Questa mattina la nostra comunità parrocchiale ha vissuto con raccoglimento e partecipazione la celebrazione della Domenica delle Palme, che apre solennemente la Settimana Santa. Nonostante una leggera pioggerellina, i fedeli non si sono lasciati scoraggiare: si è svolta infatti la breve ma significativa processione da Piazza Rotonda fino alla chiesa, segno concreto di un popolo in cammino che accompagna Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme.

Molta gente ha preso parte alla Santa Messa delle ore 10.30, vissuta in un clima di intensa preghiera e attenzione. Durante la celebrazione è stato proclamato il vangelo della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (Mt 26,14-27,66), un testo che ci invita a entrare nel cuore del mistero della sofferenza e dell’amore di Cristo.
Don Nino, il nostro parroco, nell’omelia ha offerto diversi spunti di riflessione profondi e attuali. Ha richiamato anzitutto la sofferenza fisica di Gesù, ma si è soffermato soprattutto sulla sua sofferenza psicologica: quella solitudine estrema, quel sentirsi abbandonato. Questa sensazione non è lontana dalla nostra esperienza: quante volte anche noi ci sentiamo soli, incompresi, attraversati dal dubbio o dal silenzio di Dio. In quei momenti possiamo pensare di essere abbandonati, smarriti, senza punti di riferimento. Eppure, proprio qui nasce il confronto più profondo con la vita di Gesù: Lui ha voluto vivere fino in fondo questa esperienza umana, per dirci che nessuna solitudine è senza senso e nessuna notte è senza presenza. Anche quando non lo sentiamo, Egli è accanto a noi.

Don Nino ha sottolineato come il racconto della Passione non sia una "cronaca nera", ma un autentico racconto d’amore: un amore che si dona fino alla fine, senza condizioni. E questo amore interpella profondamente anche la nostra vita. Nelle scelte di ogni giorno possiamo riconoscerci nei personaggi della Passione: quante volte, come Giuda, tradiamo per paura, per interesse o per debolezza, compiendo scelte che non rispecchiano il bene? E quante volte, come Pietro, neghiamo il Signore magari non con le parole, ma con i nostri atteggiamenti, salvo poi accorgerci dell’errore e provare un sincero pentimento? In queste fragilità, però, non siamo soli: lo sguardo di Gesù non condanna, ma ama e rialza. La sua Passione diventa così uno specchio della nostra vita, dove cadute e tradimenti non sono l’ultima parola, ma possono trasformarsi in occasione di ritorno e di rinnovamento.
Un segno luminoso, invece, è rappresentato da Giuseppe d’Arimatèa, che accoglie Gesù e “ci mette la faccia”, senza paura di esporsi. È l’immagine di chi ha davvero incontrato il Signore e non teme di testimoniarlo, anche nei momenti più difficili.

Questa celebrazione ci invita a iniziare bene la Settimana Santa, con cuore sincero e disponibile. Siamo chiamati a camminare accanto a Gesù, a non fuggire davanti alla croce, ma a riconoscere in essa il segno più grande dell’amore di Dio per ciascuno di noi.
Entriamo allora in questi giorni santi con uno spirito rinnovato: lasciamoci toccare dalla Parola, accompagniamo il Signore nel suo cammino di passione, e prepariamoci a vivere con gioia autentica la luce della Pasqua. Perché è proprio attraverso la croce che si apre per noi la strada della speranza e della vita nuova.




