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Una Chiesa madre e maestra di Sinodalità

- di Mons. Giacomo D'Anna -


La presentazione del mio ultimo libro “Mater et Magistra nostra” tenutosi giovedì 16 dicembre u.s. in una gremitissima Aula Magna del Seminario Pio XI è stato giudicato e definito un evento culturale di altissimo livello. Personalmente preferisco considerarlo una testimonianza visibile e concreta di quella che la Chiesa è chiamata ad essere, non solo in questo preciso periodo, nel quale lei stessa studia e approfondisce il suo principale modo di essere la Chiesa di Cristo, con la particolare celebrazione del Sinodo sulla Sinodalità, fortemente voluto da Papa Francesco, ma in ogni momento ed epoca storica che la riguarda, ossia “il popolo di Dio che si riunisce insieme, sta insieme nella fraternità e nella gioia, per poi uscire e portare al mondo l’annuncio della salvezza”.

La presentazione della mia recente pubblicazione è stata pensata essenzialmente

su questa linea, e nonostante le mie perplessità e stupidi dubbi, è pienamente riuscita nel suo intento, rivelandosi un modo concreto non per esaltare una singola persona, fosse anche il papa, il vescovo o il parroco, ma l’intera comunità che a pieno titolo è stata coinvolta ed interessata. In questo senso, al termine della manifestazione, ho voluto scrivere ai miei più stretti collaboratori ossia gli operatori pastorali della parrocchia (catechisti, educatori ACR, responsabili di gruppi) un messaggio, nel quale ho ricordato e sottolineato con forza che, ogni attività e iniziativa che viene organizzato dalla Chiesa e per la Chiesa, compreso quest’ultimo evento, che tra l’altro mi ha portato a disturbare tanta gente, è da interpretarsi, non tanto come una felice occasione dove potersi autocelebrare e pavoneggiare, né una propizia possibilità per fare accademia a buon mercato o sfoggio di cultura, ma per dare a tutti testimonianza di amore e di servizio alla Chiesa, se questo poi lo si fa insieme, e comunitariamente e non da soli e individualmente, ancora meglio. La risposta tanto felice, quanto esagerata dei numerosi intervenuti all’evento deve essere allora interpretata, non come una personale soddisfazione dell’autore del libro, forse in cerca di consensi e gratificazioni, ma di tutta la comunità parrocchiale, che ancora una volta è riuscita brillantemente a testimoniare la bellezza di essere Chiesa, perché non si è limitata a dimostrare agli altri quanto è bravo il proprio parroco, ma a dare luminosa testimonianza di una comunità, piccola porzione della nostra Diocesi, che nonostante le sue contraddizioni, debolezze e deficienze, si sforza di amare e servire Cristo e la Chiesa.


Ed è proprio per questo che dopo aver ringraziato tutti i partecipanti, a cominciare dai nostri amatissimi pastori Morrone e Mondello, dai nostri stimati amministratori, Brunetti e Versace, dai Direttori dei nostri Istituti Teologi Sgrò e Ferrato, dai numerosi colleghi docenti e alunni intervenuti, e dai tantissimi presenti provenienti da diverse parrocchie, da vari gruppi e aggregazioni laicali, il “Grazie” mio più grande non può non andare a quanti, da circa ventisette anni, mi accompagna, sostiene e supporta in tutte le iniziative pastorali e spirituali, con la propria preziosa, gradita e vivace presenza e sostegno.


A loro ho voluto dedicare quell’indimenticabile serata, nella convinzione che se essa è riuscita, come di fatti è eccellentemente riuscita, il merito e il successo non è da attribuire alla mia povera persona, ma a quanti in silenzio e con discrezione mi aiutano nel mio non sempre facile ministero sacerdotale, che mi sforzo di svolgere sempre con grande gioia e passione al di là dei servizi che la Diocesi, attraverso la guida dei Vescovi pro tempore, mi ha affidato e mi affida, tra i tanti in particolare quello di parroco di una specifica comunità pastorale e quello di docente nell’Istituti Teologici della Diocesi. L’augurio che anche questo evento possa essere stato da stimolo a continuare a camminare e a lavorare insieme e con gioia, cercando sempre come diceva Papa Giovanni XXIII “non ciò che divide, ma ciò che ci unisce”, nell’impegno costante di conoscere, amare e servire la Chiesa di Dio, che resta sempre e comunque, nostra Madre e Maestra.





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